Exodus – Dei e Re (2015)

Mosè e Ramses, futuro sovrano d’Egitto, sono allevati come fratelli da Seti, faraone illuminato che governa con saggezza la sua gente e difende i suoi confini con l’aiuto dell’esercito e la benevolenza degli dèi. In battaglia Mosè, raccolto dalle acque del Nilo da una principessa e cresciuto come un figlio da Seti, salva la vita a Ramses, principe irrequieto e complessato, che alla morte del padre e su consiglio della madre decide di esiliarlo. Le origini ebraiche di Mosè, rivelate dai saggi, che riconoscono in lui il profeta che libererà il loro popolo da una schiavitù lunga quattrocento anni, gli alienano la lealtà del fratellastro e lo conducono verso un destino più grande. Abbandonato nel deserto, Mosè trova soccorso tra le braccia di una donna araba e di un dio-bambino, che ‘arma’ il suo braccio contro Ramses e lo guida con gli ebrei fuori dall’Egitto e verso la Terra Promessa. Il faraone, ostinato e superbo, dichiara guerra a Mosè e al suo popolo, conducendo gli egiziani alla rovina sul fondo del Mar Rosso.

Full Metal Jacket (1987)

Un gruppo di giovani marines appena reclutati e duramente addestrati dal sergente Hartman con metodi brutali, parte per il Vietnam, dove sperimenta gli orrori della guerra nella battaglia intorno alla città di Hue. Una cruda denuncia della follia e della presunzione umana – tema dominante in Kubrick, sia che essa si eserciti nello spazio o sulla Terra – resa efficace dal realismo della scenografia (l’inquietante geometria della caserma e l’apocalittico teatro della battaglia) e dalla nitida fotografia.

Atesia, tempio della flessibilità

Atesia: Il Gigante dei Call Center

Atesia, con cinquanta milioni di euro di giro d’affari, del gruppo Cos (Communication Services), è il più grande call center d’Europa. Ingoia tutti i giorni, come un vulcano in eruzione, 24 ore su 24, comprese le domeniche e il Natale, 4356 lavoratori, donne e uomini, senza né tute né caschi, che non timbrano cartellini, non hanno turni, ma entrano ed escono quando vogliono dal ciclope del lavoro flessibile. Il loro stipendio è una somma algebrica delle telefonate fatte e ricevute: 0,62 centesimi a squillo andato a buon fine, meno le trattenute. Un totale variabile, mai uguale.

I Lavoratori di Atesia

I lavoratori di Atesia sono indefinibili, se non attraverso una categoria metafisica come la loro fabbrica. Post-operai. Chi fa l’apprendistato, e chi ha avuto un contratto di inserimento, di somministrazione, part-time. L’acronimo co.co.co (collaboratori coordinati e continuativi) è stato archiviato e adesso si parla di lap, lavoratori a progetto. Una babele di nomi che può essere sbrogliata soltanto evocando la funzione: in Italia 250mila persone passano le loro giornate a rispondere al telefono con la parola magica “pronto”.

Tutto qui. Alla metamorfosi lessicale si accompagna, come l’onda che monta in mare aperto, un mutamento di aspettative, status, punti di partenza e di arrivo del post-operaio rispetto a generazioni di lavoratori cresciuti nelle catene di montaggio. Precario o lavoratore flessibile, argonauta che insegue opportunità e naufrago alla disperata ricerca di un nuovo approdo professionale: i branchi dei lavoratori Atesia si incrociano in questo continuo divenire di identità e di aspirazioni.

Storie di Lavoratori

Morena piazza schede telefoniche, cura le informazioni di una società di carte di credito, risponde alle chiamate al 119. A fine mese porta a casa circa 1200€ netti. Per Morena, l’Atesia rappresenta già un traguardo raggiunto, l’indipendenza economica, in attesa di un futuro che verrà.

Anita, invece, a trent’anni è stata travolta dalla liquidazione di una società di informatica, dove aveva il posto fisso, una buona busta paga e i contributi versati all’Inps per la pensione. Quando si è trovata senza lavoro, Anita ha fatto circolare il suo curriculum alla ricerca di una nuova occupazione, ma nessuna porta si è aperta. Poi si è rassegnata: meglio il call center. Oggi risponde alle telefonate dei clienti di una grande azienda alimentare, rincorre gli abbonati della tv satellitare, seduce quelli che chiamano per un nuovo contratto per il cellulare. È avvilita di fronte all’incertezza, e certo non si aspettava, per il mese di agosto, un compenso di 6,80€. Ma l’estate, le hanno spiegato, è una stagione nera per il cottimo telefonico.

Il Padrone di Atesia

E il padrone? Si chiama Alberto Tripi, 65 anni, e in poco tempo ha cambiato la sua vita: da ricco manager (una carriera tutta Ibm da cui si è dimesso nel 1983) a re Creso dei call center, con l’obiettivo di diventare il numero uno in Italia nel settore Ict. In pochi anni è riuscito ad aprire 10 call center in tutto il mondo, da Milano a Palermo, passando per Tunisi e Bucarest, e la sua Atesia è diventata il simbolo, nel bene e nel male, del lavoro precario.

“Il lavoro nei call center – dice Tripi – è flessibile per definizione e nessuna legge del mondo può modificarlo. Piuttosto, se in Italia diventerà impossibile svolgere questa attività, allora andremo tutti in Romania, dove migliaia di giovani trovano un’occupazione e nessuno si azzarda a mettere in discussione una fabbrica come l’Atesia”.

Il Lavoro Flessibile a Roma

Il tempo metafisico del lavoro flessibile, il nuovo baricentro dell’economia è Roma, dove le statistiche segnalano che grazie al boom dei servizi, negli ultimi cinque anni, il Pil è cresciuto del 6%. Tre volte più di Milano.

[Galdo 2007, pp. 123-129, con adattamenti]

Taranto.

Taranto, città di contrasti, si erge tra il mare e l’industria, un luogo dove il passato e il presente si intrecciano in un abbraccio spesso scomodo. Le sue strade raccontano storie di un tempo glorioso, quando la bellezza del suo porto era un faro per i navigatori. Oggi, il silenzio di alcuni angoli del borgo antico è interrotto solo dal rumore delle navi che passano, simbolo di un’economia che fatica a trovare il suo equilibrio.

Il castello aragonese, imponente e austero, osserva dall’alto il fluire della vita quotidiana, mentre il ponte girevole, con la sua meccanica precisa, rappresenta un collegamento tra le due anime della città: quella storica e quella moderna. Taranto è un luogo di memoria, ma non di nostalgia; è un invito a riflettere su ciò che è stato e su ciò che potrebbe essere, se solo si avesse il coraggio di abbracciare il cambiamento.

In questo contesto, il turismo rimane un miraggio, un potenziale inespresso che attende di essere colto. La bellezza di Taranto è palpabile, ma spesso invisibile agli occhi di chi non sa guardare oltre le apparenze. Qui, ogni pietra ha una storia da raccontare, ogni vicolo un segreto da svelare. Eppure, la città continua a lottare per trovare la sua voce in un mondo che sembra averla dimenticata.

Il Risveglio

Il tempo non esiste, esistono gli orologi!

Gli orologi ti convincono che il tempo sia una costruzione dell’immaginazione umana! Ma pensi davvero che lo spazio abbia un tempo? O credi piuttosto che nello spazio esistano cicli?

Il risveglio

Il concetto di tempo come linea retta che scorre da un momento all’altro limita il potere della coscienza e della creazione. Impone alla mente una condizione di rigidità, facendole credere di essere soggetta a una forza immutabile, inaccessibile, inevitabile. Eppure, la coscienza è il principio fondamentale della creazione. Il tempo non è altro che una sua caratteristica, e si manifesta nei parametri della consapevolezza.

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Le abbreviazioni “e.g.” e “i.e.” in inglese

La differenza che intercorre tra e.g., e i.e., (sempre seguiti da virgola) è molto sottile, tanto che alcune volte sono scambiati nel loro uso, in inglese.

E.g., è l’abbreviazione per example given, o, meglio, exempli gratia. Viene usato per introdurre una lista di esempi e sottintende l’etc… (che sta per et cetera, ovvero le cose rimanenti) alla fine, che quindi risulta ridondante se aggiunto. In italiano può essere reso con “ad esempio”.

I.e., è l’abbreviazione di id est, ovvero that is in inglese e “cioè” in italiano. Viene usato per specificare quello di cui si parla.

E’ probabile che nell’uso di queste due abbreviazioni su questo blog, pur conoscendone il significato, possa commettere qualche errore, confondendoli (o meglio, abusando di e.g., e dimenticando i.e., quando “necessario”).

Quante cose si imparano scrivendo una tesi di laurea.

 

Grazie Manuel!

Ansia da ansia… e studenti.

E pensare che sono anche in America…

Che questi non siano tempi d’oro per gli studenti, è cosa nota: tagli all’istruzione, assenza di meritocrazia e corsi di studio che diventano sempre più difficili e sempre più onerosi. Come se non bastasse le professioni scaturite da anni di studi sono sempre meno remunerative e rispettate. Ovviamente i primi a risentire di questa disastrosa situazione sono proprio gli studenti. Secondo una ricerca condotta dalla American Psychological Association, infatti, gli studenti di oggi presentano livelli di ansia che negli anni ’50 avrebbero avuto i pazienti di un istituto psichiatrico. Studenti pazzi? Più o meno: per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno analizzato i circa 40,000 studenti dei 170 principali college americani. Risultato?

“I livelli di ansia e depressione rilevati sono altissimi, appena leggermente infiori a quelli rilevati negli anni 50′ all’interno dei principali istituti psichiatrici – afferma il Jean M. Twenge, neuropsichiatra ed autore dello studio – Il rischio è altissimo: un’ansia così diffusa ed elevata aumenta esponenzialmente le possibilità di soffrire di asma, ulcere e disturbi cardiovascolari. Non a caso l’aumento di queste patologie è aumentato, tra gli studenti, del 400% negli ultimi 15 anni“. Ma come mai è accaduto tutto questo?

Che cos’è la conoscenza se non maggiore ignoranza? – prosegue TwengePer ogni domanda a cui la scienza trova risposta ne sorgono altre cento. Morale della favola, più cose nuove conosciamo più cose nuove ci accorgiamo di non conoscere. E così via all’infinito. Gli studenti moderni vivono in un epoca dove la concorrenza è spietata ed i risultati non sono mai abbastanza buoni. Un mix letale

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