Questo è un articolo di Riccardo Scandellari, tratto dalla sua Newsletter (che, mi accorgo adesso, non avere un nome, in totale controtendenza con gli standard; si rivela sempre un genio) nell’edizione del 6/2/2026. Questo testo ha risuonato molto con il mio pensiero, pertanto vorrei ricondividerlo integralmente anche sul mio sito. Skande, se ci sei, batti un colpo – anche per buttarmi giù questa appropriazione indebita!
La tua vita non è straordinaria
Hai mai chiesto alle persone cosa desiderano davvero dalla vita?
La risposta tende quasi sempre a scivolare verso i grandi traguardi. Parlano di riconoscimento pubblico, di ricchezza, di successi professionali evidenti, di libertà totale e di uno status da esibire. È una reazione comprensibile: siamo immersi in una cultura che ci ha insegnato a misurare il valore attraverso l’eccezionalità. Più qualcosa è raro, visibile, amplificabile, più sembra contare.
Ma se cambi prospettiva e fai un’altra domanda, il quadro muta radicalmente. Se agli stessi individui chiedi cosa ricordano con reale emozione a distanza di anni, le risposte si semplificano. Restano pochi elementi essenziali. Un pasto condiviso con gli amici. Un legame sincero. Un’abitudine che dava il senso alle giornate. Quella volta in cui si sono sentiti vivi e felici. È come se, col tempo, la vita si liberasse del superfluo e mostrasse ciò che ha davvero avuto un valore.
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