Dalla Classe Media alla Neo-Aristocrazia Digitale

Il declino della classe media e l’ascensione del “precariato”

La gig economy ha eroso le certezze della classe media tradizionale. Un tempo, il lavoro salariato garantiva stabilità economica e mobilità sociale. Oggi, il lavoro a chiamata, le collaborazioni senza tutele e il lavoro autonomo sotto ricatto (Uber, Deliveroo, freelance sottopagati) hanno creato un precariato permanente, ossia una massa di lavoratori senza stabilità, senza welfare e con una mobilità sociale bloccata.

La conseguenza è che la classe media si sta spezzando: da una parte chi è riuscito a mantenere lavori “tradizionali” con contratti stabili e benefici, dall’altra una nuova sottoclasse che ha lavori incerti e un futuro economico instabile. Questo “precariato” somiglia molto al proletariato ottocentesco, ma con una differenza: invece di essere sfruttato in fabbrica, è atomizzato, isolato e costretto a competere con altri precari.

Il capitalismo finanziario e la separazione tra chi lavora e chi possiede

Se nell’800 il conflitto principale era tra borghesia e proletariato, oggi il vero divario è tra chi lavora e chi possiede capitali. Il capitalismo finanziario ha reso il capitale scollegato dal lavoro: chi possiede azioni, immobili, criptovalute o asset digitali guadagna senza produrre nulla, mentre chi lavora spesso non riesce nemmeno ad accumulare risparmi.

  • Il rentier (chi vive di rendita) è tornato in auge: una minoranza che possiede case, aziende, asset finanziari e lascia che il denaro lavori per loro.
  • Gli stipendi reali (corretti per l’inflazione) stagnano o calano, mentre i guadagni da capitale crescono esponenzialmente. Questo significa che chi non ha ereditato nulla o non ha potuto investire si trova sempre più escluso dalla possibilità di accumulare ricchezza.

La classe dirigente non è più solo quella industriale, ma è composta da una super élite finanziaria e tecnologica che decide i destini dell’economia globale senza alcuna responsabilità democratica.

L’élite tecnologica: una nuova aristocrazia

Le élite tecnologiche (Silicon Valley, startup miliardarie, fondi venture capital) hanno cambiato la dinamica del potere. Se prima l’élite era composta da politici, banchieri e grandi industriali, oggi le decisioni cruciali vengono prese da un pugno di CEO di Big Tech che:

  • Possiedono e gestiscono le infrastrutture digitali (Google, Amazon, Apple, Microsoft, Meta);
  • Controllano la comunicazione globale (social media, piattaforme di informazione);
  • Stanno sperimentando un capitalismo privato, scollegato dagli Stati (criptovalute, AI, space economy).

Questa nuova aristocrazia ha caratteristiche simili a quella feudale:

  • Vive in spazi separati (Silicon Valley, città esclusive, residenze ultra-private);
  • Si muove su circuiti esclusivi (Davos, TED, circoli finanziari);
  • Ha una visione del mondo tecno-elitista: crede di poter risolvere i problemi del mondo con soluzioni tecnologiche, senza bisogno di democrazia o redistribuzione della ricchezza.

Il ritorno delle caste?

Alla fine, il sistema attuale sta ricreando una struttura quasi neofeudale:

  • Una super élite tecnologico-finanziaria che vive in un mondo separato con immense ricchezze.
  • Un ceto medio sempre più fragile, che lotta per non scivolare nel precariato.
  • Un precariato diffuso, senza diritti, senza sicurezza e senza prospettive di ascesa sociale.
  • Un nuovo sottoproletariato globale, costituito da lavoratori delle supply chain mondiali, migranti sfruttati e lavoratori informali.

Il mito della “meritocrazia” ha smesso di funzionare: l’ascensore sociale è rotto, e oggi il principale indicatore del successo economico è dove sei nato e cosa hai ereditato, non quanto lavori o quanto sei capace.

Insomma, ci siamo liberati delle monarchie, ma rischiamo di finire sotto il dominio di una nuova aristocrazia digitale-finanziaria. Se questa tendenza non cambia, potremmo essere diretti verso una società con classi ancora più rigide di quelle del passato.

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