Sei mai stata sulla luna? (2015)

A tutti i pugliesi DEL MONDO: andate a vedere Sei mai stata sulla luna?
Si crepa dalle risate, se potete apprezzare le finezze dialettali e folkloristiche pugliesi!
(trama principale dei due protagonisti a parte – scontatissima e banale a certi livelli, il film è davvero divertente. NERI MARCORE’ SOPRA TUTTI.)

Guia è la direttrice di una rivista di quella moda che “basta avere l’autorevolezza di definirla tale, e tale diventa”. Di padre pugliese e madre spagnola Guia è, nelle parole della sua assistente Carola, “una stronza cinica e snob”, accompagnata da un fidanzato opportunista e preoccupato solo di individuare nuovi paradisi fiscali. Quando eredita dal padre una masseria pugliese ancora in attività, la giovane donna torna nel paese presso cui trascorreva le estati da bambina per assistere al funerale e trovare un acquirente per la proprietà. Peccato che nella masseria vivano ancora il cugino Pino, affetto da “un ritardo dello sviluppo cognitivo – non scemo”, e il fattore che si è occupato per anni della campagna, il vedovo Renzo, che occupa gratuitamente la dependance insieme al figlio Tony. Riuscirà la bella e tosta Guia a sfrattare i tre “abusivi” e a tornare nella Milano da bere, in tempo per la settimana della moda?
Paolo Genovese affida alla penna di Pietro Calderoni e Gualtiero Rosella un’idea palesemente improbabile: tanto per cominciare, una direttrice di moda non si allontana da Milano a ridosso della settimana più “calda” dell’anno, e certamente non si abbassa a mungere mucche o spalare letame, ma trova qualcuno che si sporca le mani per lei. Il tocco garbato e lievemente surreale di Cadelroni e Rosella si vede invece nella creazione del piccolo universo pugliese che circonda Guia, una volta arrivata alla masseria. E il lavoro di squadra di un bel gruppo di attori, qui tutti volontariamente caratteristi, solleva come una lanterna cinese la commedia dalla mediocrità e dal rischio di aggiungere un ennesimo, inutile tassello al panorama del cinema italiano dei telefonini bianchi, caratterizzato da montaggio yeah, musica da spot e product placement onnipresente.
Liz Solari e Raul Bova sostengono il loro improbabile ruolo con grazia, ma sono Emilio Solfrizzi e Sabrina Impacciatore, Paolo Sassanelli, Dino Abbrescia e soprattutto Sergio Rubini a farsi carico della dimensione umana della storia. Anche Neri Marcoré, nel suo ennesimo ruolo di “diverso”, riesce a non strafare e a suscitare simpatia. Il loro controcanto “nordico” è sostenuto da Pietro Sermonti, come al solito indisponente, e Giulia Michelini, credibile nel ruolo della tenera fashion addict Carola.
Genovese attinge a piene mani dal lessico televisivo, con tanto di bar rivali su piazzetta (reminescente di quel Benvenuti a tavola di cui Liz Solari è stata interprete), e permette ad alcuni personaggi – fidanzati scomodi, figli ingombranti – di sparire e riapparire a suo piacimento. Quel che manca alla storia, oltre alla verosimiglianza di molte svolte narrative, è un po’ più di mordente, un po’ più di coraggio nel mescolare sacro e profano, nord e sud, autenticità e finzione. Come dice il film stesso, “la vita vera è meglio”, se la si sa raccontare.

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