Difese… sbagliate – parte 3

Il controllo

In una relazione di amore, di amicizia, di lavoro, la relazione fondata sullo scambio e sulla conoscenza, è esplicitamente finalizzata a obiettivi comuni e regole del gioco costruite insieme per vivere felici e non per difendersi gli uni dagli altri. Chi condivide la relazione è considerato alleato. L’integrità è costruzione relazionale comune e non pretesa in base al ruolo. L’altro è amico fino a prova contraria. Nel caso dei controllori, invece, l’assunto di base è: l’altro è nemico fino a prova contraria. Ogni persona, anche quella che più amo (forse lei più di tutte), sarà prima o poi mia nemica, mi mentirà e mi ingannerà. Chi cerca di controllare vive in un delirio di minacce permanenti.

Nelle situazioni dove c’è scambio amichevole, va tutto bene fino a che non si dimostra il contrario. È come il sistema delle automobili. So che c’è olio a sufficienza fino a che non si accende la spia della riserva. Per chi è malato di controllo, vale il sistema inverso: non c’è olio a meno che non guardo continuamente nel motore. Chi controlla vuole essere smentito dei suoi sospetti. Non vuole conoscere l’altro per quello che è, ma per quello che vuole che non sia. È più importante controllare che sapere, possedere che conoscere. Il controllo è fine a se stesso. Il controllore è ossessionato dalle sue paure e le attribuisce all’altro fino a prova contraria. È sempre alla ricerca di indizi. Studia estratti conto, scontrini, giacche e camicie, cellulari, email, social network; organizza pedinamenti e visite a “sorpresa”. Crea una situazione di asfissia, di pressione, di minaccia. La persona controllata viene negata nella sua autonomia, soffocata nella sua individualità, sbagliata nella sua stessa essenza. Chi collude e quindi accetta il controllo, è portato a mentire per salvaguardare la sua stessa individualità. Chi controlla, chi pretende, poiché lo fa a prescindere da ciò che succede, diventa prevedibile. Mette in atto sempre lo stesso schema comportamentale. È facilmente ingannabile e raggirabile. Con il diffidente si può mentire dicendo il vero. Ma si può anche dire il vero per farlo apparire falso! Basta rassicurarlo che è sempre al centro dell’attenzione, che è l’unica fonte di emozioni e di interessi.

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