Difese… sbagliate – parte 2

La pretesa

Una delle forme di impossessamento è la pretesa. Pretendere è esigere di conoscere in base al proprio ruolo nella relazione. È il ruolo e non la relazione che fonda la condivisione della verità. La pretesa fondata sulla relazione di coppia o di parentela è la più diffusa. “Sono tuo padre, mi devi dire tutto”. Il ruolo fonda il diritto alla trasparenza a prescindere dalla relazione concreta. La pretesa sostituisce la possibilità dello scambio, della scelta. Non si propone, non si chiede, si impone la verità. La violenza della pretesa di voler sapere tutto esprime l’ansia, la paura, la condanna di ciò che non è ancora conosciuto, prima di conoscerlo. Chi pretende vuole sapere di avere torto! Chi si sottopone a questa pretesa, tenta di rassicurare la fragilità affettiva dell’altro. La moglie si sottopone volontariamente al GPS, a far vedere telefonino, a fornire password delle email, a estenuanti interrogatori. Con il passare del tempo, sa che queste rassicurazioni sono inutili. Chi pretende non la smette mai. Perché i suoi fantasmi interiori lavorano a prescindere dalla conoscenza. Chi accetta la pretesa, è portato a dire bugie, perché chi pretende vede pericoli ovunque e non è mai soddisfatto. La pretesa nasce anche dall’intima convinzione che non si è degni di amore, di verità, di integrità, che l’altro è sempre malvagio anche quando lo amiamo. Chi pretende al fondo è convinto di non poter meritare amore, stima e lealtà. La pretesa come forma di possesso cerca di sostituire con l’avere ciò che è un problema dell’essere. Come una profezia che si auto avvera, colui che pretende la conoscenza al tempo stesso la allontana. L’altro è portato a dire bugie al fine di rasserenare, tranquillizzare, difendersi.

La pretesa è la principale fonte delle bugie. Invece di evitarle, le genera.

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