Gli universitari: un’immagine condivisa?

Nella mia Facoltà di Psicologia, negli ultimi giorni, hanno affisso un po’ dappertutto questo manifesto di un pub: CasIn Station (lungi da me avercela solo con questo pub o volergli fare pubblicità; la pagina facebook è un di più per farvi capire che grado di assurdità raggiunge questo locale).

Onestamente mi ha lasciato molto perplesso. Basta dargli uno sguardo vagamente analitico per capire il perché, con un minimo di riflessione su ciò che comunica al pubblico, ma andiamo con ordine.

Partiamo dall’alto: questo neonato pub si auto-definisce “il nuovo pub universitario, target del messaggio ben preciso dunque. Poi, il nome: Casin Station. Vorrebbe essere un gioco di parole (?) a significare “Stazione del casino”? Spero di sbagliarmi, in ogni caso la scelta è alquanto opinabile…

Andiamo avanti con il “programma universitario”.
Martedì live acustici, e ok: la musica dal vivo non è mai male, purché sia minimamente buona.

Mercoledì: « Il mercoledì da beoni: giochi e gare alcoliche – easy cocktail 3€, chupitos 1€ ».

Abbastanza senza parole. Al di là del prestito calcistico (mercoledì da leoni – classica sfida di Champions League), vogliono spacciare una serata infrasettimanale come un’occasione buona per abusare di alcol, promozionando “giochi e gare alcoliche”. Giochi e gare alcoliche. Un’ottima idea.
Perché si sa, gli universitari (specialmente i fuori sede, come me, ad esempio) hanno questa smania, rinforzata anche e soprattutto da questi manifesti e da queste serate, ormai “normali”, di bere e ubriacarsi smodatamente, fino a spingere i gestori di un locale a sponsorizzare eventi a base di alcol, facendo assumere ad un problema serio quale l’alcolismo addirittura una dimensione ludica.

Cosa c’è dietro questo messaggio, dietro questa pubblicità? Un universo di implicazioni sociali, stereotipiche se vogliamo, riguardo l’universitario medio. Che chiunque potrebbe semplicisticamente classificare come perditempo, svogliato, lascivo, casinista (toh, ricorda qualcosa…), festaiolo, alcolizzato, immorale. Un perfetto soggetto su cui i locali, gestiti da saggi imprenditori in giacca e camicia, speculano e guadagnano. A che prezzo? Chi se ne importa, saranno problemi di chi autonomamente (?) sceglie una bella serata all’insegna della sobrietà e del salutismo.

Fortunatamente non tutto il target a cui vogliono puntare con questa pubblicità è così. Ovviamente. Ma è abbastanza triste il fatto che una reclame studiata (si spera) a tavolino includa temi del genere, considerandoli fortemente attrattivi e su cui puntare per avere una fetta di pubblico pagante giovane più ampia.

Chissà perché puntano così tanto sull’alcol, sull’ubriacatura, sulla perdita della inibizione razionale… una bella riflessione, magari da sviluppare in seguito.

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